Negli ultimi mesi il dibattito sulle energie rinnovabili in Sardegna si è trasformato in uno dei temi più divisivi e sentiti dell’intera isola. Da una parte la necessità della transizione energetica, dall’altra la paura concreta che interi territori agricoli possano essere trasformati in distese industriali di pannelli fotovoltaici.
Mentre associazioni, comitati e amministrazioni denunciano il rischio di una “colonizzazione energetica”, una parte del mondo agricolo sta invece lanciando un messaggio molto diverso: gli agricoltori vogliono l’agrivoltaico. Molti chiedono di poterlo utilizzare come strumento per salvare aziende agricole oggi in crisi.
Gli agricoltori sostengono l’agrivoltaico
È questo il cuore della vicenda raccontata dalla Gazzetta Sarda nell’articolo “I contadini della Nurra sfidano la Regione: vogliono i pannelli solari nei campi per salvare le aziende”, e sostenuta dall’associazione regionale SAPER (Sardi per le Rinnovabili).
Negli ultimi anni la Sardegna ha percorso una strada faticosa riguardo allo sviluppo degli impianti alimentati da FER. Sono aumentate le contestazioni, soprattutto contro i grandi impianti considerati incompatibili con il paesaggio rurale e con i suoi ecosistemi, ma sono aumentate anche le voci che sostengono la transizione, che chiedono una corretta pianificazione e che desiderano partecipare al cambiamento.
In questo scenario emerge una posizione che merita attenzione: quella degli agricoltori che non vedono nell’agrivoltaico una minaccia, bensì una possibilità concreta di sopravvivenza economica.
Secondo i promotori della lettera inviata alla Presidente della Regione Alessandra Todde, il tema non può essere ridotto a uno scontro ideologico tra “favorevoli” e “contrari” alle rinnovabili. La vera questione è capire come realizzare la transizione energetica, con quali regole, con quale coinvolgimento delle comunità locali e soprattutto con quale equilibrio tra produzione agricola ed energetica.
Gli agricoltori firmatari sostengono che molte aziende agricole della Nurra stanno attraversando una crisi profonda, aggravata dalla siccità, dall’aumento dei costi energetici e dalla difficoltà di mantenere economicamente sostenibili le attività tradizionali. In questo contesto, l’agrivoltaico potrebbe rappresentare un’integrazione al reddito capace di evitare l’abbandono delle campagne.
Il punto centrale è proprio questo: distinguere tra speculazione energetica e modelli realmente integrati con l’agricoltura.
Negli ultimi mesi il tema è diventato ancora più acceso dopo le decisioni della Regione Sardegna di opporsi ad alcuni grandi progetti agrivoltaici, ritenuti incompatibili con le aree agricole e con il quadro normativo regionale.
Eppure, nel mezzo del conflitto politico e mediatico, la lettera degli agricoltori della Nurra introduce un elemento fondamentale: la necessità di ascoltare direttamente chi vive e lavora quei territori ogni giorno.
La lettera alla Presidente Alessandra Todde per sostenere l’agrivoltaico
Alla cortese attenzione della Presidente della Regione Sardegna
All’Assessore dell’Agricoltura e Riforma Agro-pastorale
All’Assessore dell’Industria
OGGETTO: Proposta per un Agrivoltaico di Qualità – Istanza del comparto agricolo e pastorale sardo per il futuro del territorio
Gentile Presidente, gentili Assessori,
vi scriviamo come agricoltori e imprenditori che ogni giorno lavorano la terra della Sardegna, non solo per produrre reddito, ma per custodire un patrimonio di storia, cultura e paesaggio che appartiene a tutta la nostra Isola.
Oggi però questo equilibrio è sempre più fragile. La siccità crescente, l’aumento dei costi e la difficoltà di garantire redditi adeguati stanno mettendo in crisi molte aziende agricole. Sempre più giovani sono costretti a lasciare le campagne e la Sardegna in cerca di opportunità altrove. L’abbandono delle terre è oggi uno dei veri rischi per il nostro territorio.
In questo scenario riteniamo che l’agrivoltaico di qualità possa rappresentare una risposta concreta, capace di integrare agricoltura ed energia rinnovabile senza sottrarre valore al paesaggio rurale. È necessario affermarlo con chiarezza: l’energia prodotta con l’agrivoltaico è energia pulita che contribuisce a ridurre le emissioni e a costruire un futuro più sano per le nostre comunità.
Sostenere l’agrivoltaico non significa abbandonare l’agricoltura, ma rafforzarla, permettendo alle aziende di diversificare il reddito, proteggere le colture dal clima estremo e restare attive.
Per questo chiediamo alla Regione Sardegna di aprire un confronto concreto sulle seguenti priorità:
1. Regole chiare e stabili
Le moratorie e l’incertezza normativa generano solo sfiducia. Gli agricoltori hanno bisogno di certezze per poter programmare il proprio futuro. In tal senso, le limitazioni poste dalle Leggi Regionali stanno rischiando di soffocare i progetti sul nascere. Ci sono tanti progetti in fase autorizzativa che non hanno nessun tipo di impatto negativo sul nostro territorio; bloccarli attraverso leggi incostituzionali significa bloccare il futuro di molte aziende agricole che vedono nell’agrivoltaico la loro unica salvezza.
2. Distinzione tra agrivoltaico e fotovoltaico
È fondamentale distinguere i due tipi di progetti perché i primi mantengono realmente l’attività agricola e pastorale mentre i secondi no. Se si continua a confondere i cittadini senza distinguere le due tipologie di impianto si crea diffidenza nei confronti di chi non sa che l’agrivoltaico non consuma suolo, anzi crea le possibilità per migliorarne le caratteristiche e i prodotti.
3. Tavolo permanente Agricoltura–Energia
Proponiamo l’istituzione di un tavolo di confronto tra Regione, agricoltori e operatori per definire modelli di agrivoltaico compatibili con le caratteristiche del territorio sardo, in modo da poter trarre i massimi benefici per il nostro comparto che ha bisogno di investimenti e finanziamenti importanti per poter resistere alla concorrenza e alle conseguenze della crisi climatica.
4. Attrazione di investitori responsabili
Se avessimo le risorse finanziarie per realizzare in autonomia gli impianti agrivoltaici, lo avremmo fatto volentieri. Ma tale disponibilità non la abbiamo. Esistono investitori disposti a mettere a disposizione i loro capitali per consentirci di far progredire la nostra attività in maniera più proficua e decorosa di quanto avvenga ora.
Le ultime prese di posizione della politica regionale stanno facendo allontanare questi partner verso altre regioni d’Italia; la Sardegna non può permettersi di perdere queste opportunità di sviluppo e occupazione.
Gli agricoltori non vogliono essere spettatori delle trasformazioni energetiche in corso. Vogliono esserne protagonisti, continuando allo stesso tempo a coltivare la terra e a custodire il paesaggio.
Il paesaggio più bello della Sardegna non è quello abbandonato, ma quello vissuto, lavorato e tramandato.
Confidiamo nella vostra attenzione e nella volontà di costruire insieme un percorso che permetta all’agricoltura sarda di guardare al futuro con fiducia.
Cordiali saluti.
I Pastori e gli agricoltori sardi che dicono SI all’agrivoltaico
La lettera può essere firmata e sottoscritta da chiunque sostenga l’iniziativa e la necessità di una transizione chiara e pianificata.

